ALIMENTAZIONE : DIGIUNO INTERMITTENTE

Quando si parla di alimentazione, i “buoni propositi” si traducono spesso in regimi alimentari fai da te molto rigidi, spesso punitivi, che si iniziano con determinazione ed entusiasmo dopo un periodo di stravizi. Accade però che, proprio perché non sono rispettosi dei bisogni primari del nostro corpo, risultano presto insostenibili, lasciando uno strascico emotivo di frustrazione e fallimento. L’obiettivo dev’essere esattamente il contrario: cogliere l’occasione per cambiare abitudini alimentari tutti i giorni della nostra vita.

Una restrizione calorica moderata oltre ad essere associata ad un miglioramento della composizione corporea, è spesso associata ad un miglior stato di salute e ad una maggiore longevità. Perché questo? Il fenomeno si chiama “ormesi”: l’esposizione delle cellule e degli organismi ad un lieve stress sollecita risposte adattative che proteggono contro lo stress più grave. Al contrario, è ormai appurato che un’alimentazione sbilanciata e ipercalorica porta a sovrappeso, peggioramento dei valori ematici, una minor sensibilità insulinica, fenomeni di degradazione corporea quali la glicazione proteica.

La soluzione? Affidarsi, ove fosse necessario, ad un professionista dell’alimentazione che possa suggerire comportamenti alimentari personalizzati ma bilanciati.

Negli ultimi anni si sta diffondendo sempre più la pratica del digiuno, attuato nelle più svariate forme.

Uno dei più popolari può essere denominato “schema 16/8”. Questo schema suddivide la giornata in due parti: 8 ore in cui si mangia e 16 di digiuno. Si può considerare come un prolungamento del digiuno che si fa fisiologicamente quando si dorme, saltando la colazione e consumando il primo pasto a mezzogiorno per poi mangiare fino alle 8.00 di sera. Sicuramente è un approccio all’alimentazione piuttosto forte e non sempre di facile attuazione.

Un’ottima soluzione per ottenere un deficit calorico settimanale è saltare unpasto, circa due volte alla settimana, che possa essere la colazione o la cena. È una soluzione più pratica e piuttosto sostenibile. Diversi studi scientifici hanno dimostrato una minor incidenza di mortalità in gruppi di popolazione che cenavano anticipatamente, che porta a pensare che l’organismo instauri effettivamente un circolo virtuoso derivante da adattamenti metabolici positivi. I principali sono l’aumento della sensibilità insulinica, una forte mobilizzazione degli acidi grassi ed accresciute risposte cellulari allo stress.

  • La sensibilità insulinica è uno degli aspetti più importanti per il buon funzionamento del nostro organismo e rispecchia la capacità di captare ed utilizzare in maniera corretta il glucosio introdotto con l’ È preservata, oltre che da un digiuno controllato, dall’attività fisica e da una buona scelta qualitativa degli alimenti durante la giornata.
  • La mobilizzazione degli acidi grassi si fa marcata quando ci si allontana via via dall’ultimo pasto, quando comincia a prevalere generalmente il metabolismo lipidico. Il corpo intacca il tessuto adiposo di “deposito” per ottenere energia, migliorando così la composizione corporea del soggetto.

Attenzione però, il digiuno ha una componente fortemente soggettiva ed è sbagliato imporre paletti e regole ferree. L’alimentazione non è algebra e le necessità di ogni singolo individuo sono differenti. Anche nel caso del digiuno, la priorità è trovare il proprio equilibrio che consenta di raggiungere i propri obiettivi con costanza e senza provocare stress eccessivi.

Dott. Alberto Sala

Nutrizionista

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