NOTTI IN BIANCO GIORNATE NERE?

TRATTAMENTO COGNITIVO COMPORTAMENTALE DELL’INSONNIA

L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce l’insonnia come un disturbo dell’inizio o del mantenimento del sonno, oppure come un sonno non ristoratore presente per almeno tre notti a settimana, associati ad una sensazione di fatica, stanchezza o inefficienza diurna (WHO, 1992). L’insonnia può essere acuta/transitoria quando si associa a particolari momenti di vita che rappresentano fattori precipitanti ben definiti; si definisce cronica invece quando i sintomi persistono per almeno un mese ed i problemi di sonno sembrano avere ormai vita propria anche se inizialmente collegati a fattori precipitanti noti. Possiamo distinguere inoltre un’insonnia primaria psicofisiologica quale disturbo dovuto ad una tensione somatizzata ed a comportamenti appresi che ostacolano il sonno, da un’insonnia sintomo o comorbilità di altre condizioni psicopatologiche quali per es. ansia e depressione. il disturbo di insonnia, se presente e persistente, agisce come fattore trans-diagnostico che promuove la successiva comparsa di altri disturbi e quindi come fattore di promozione di comorbilità psichiatrica (e.g. Harvey, 2011; Staner, 2010). La terapia cognitivo comportamentale rappresenta il trattamento d’elezione per l’insonnia cronica secondo le linee guida internazionali, con un’efficacia a lungo termine superiore a quella della terapia farmacologica; si tratta di un trattamento breve e focalizzato, specialmente nel caso dell’insonnia primaria (5-8 sedute), che permetterà di migliorare la qualità del tuo sonno e ritrovare l’energia giusta per le tue giornate.

Dott.ssa Maria Letizia Cascione

Psicologa clinica e della salute

Psicoterapeuta cognitivo comportamentale

FAME NERVOSA?

Quando le emozioni diventano cibo, sovrappeso e obesità possono essere efficacemente trattati con un intervento cognitivo comportamentale, che ti permetterà di ritrovare una nuova armonia mente-corpo e la naturale capacità di autoregolare il comportamento alimentare.

Si definisce Emotional Eating la perdita di controllo sul comportamento alimentare, per cui non è più il corpo, con le sensazioni di fame e sazietà, a determinare quando, cosa e quanto mangiare, ma le emozioni del momento: e così c’è chi si abbuffa per noia, chi nei momenti tristi, chi per evitare di pensare a questioni delicate della propria vita, chi per rabbia, chi nei momenti di stress o di solitudine. All’eccesso nell’assunzione di cibo si associa, negli episodi di Emotional Eating, la preferenza per cibi ad alto contenuto calorico. Se episodi di emotional eating sembrano essere molto comuni anche nella popolazione non clinica, in particolare nelle donne, si delinea invece un disturbo alimentare (disturbo da binge eating o da alimentazione incontrollata) in presenza di abbuffate ricorrenti, e sensazione di perdita di controllo durante le abbuffate che si manifesta con più frequenza nelle persone in sovrappeso o obese. Il BED colpisce circa l’1-3% della popolazione generale, divenendo il più comune disturbo alimentare. I regimi dimagranti spesso snaturano il rapporto dell’individuo con il cibo portandolo a condurre una lotta interminabile contro il proprio peso: esercitando l’ipercontrollo su un comportamento naturale, il soggetto disapprende la capacità di riconoscere le sensazioni fisiche di fame e sazietà.

Dott.ssa Maria Letizia Cascione

Psicologa clinica e della salute

Psicoterapeuta cognitivo comportamentale

ENURESI NOTTURNA: PIPI’ A LETTO DOPO I 5 ANNI?

ESISTE UN TRATTAMENTO BREVE E DI EFFICACIA SPERIMENTALMENTE DIMOSTRATA: l’80% dei casi può essere risolto con un training cognitivo comportamentale di 3 incontri con i genitori, limitando al massimo il coinvolgimento diretto in seduta dei bambini, contenendo non solo il costo economico ma anche emotivo dell’intervento.

Le tecniche cognitivo comportamentali sono brevi, divertenti, chiare nei loro scopi e nella loro esecuzione; permettono di dare un aiuto efficace in quella maggioranza dei casi in cui l’enuresi è causa e non conseguenza di problemi psicologici (come bassa autostima, vergogna, insicurezza, evitamento sociale).

 

 

Dott.ssa Maria Letizia Cascione

Psicologa clinica e della salute

Psicoterapeuta cognitivo comportamentale